Il piatto unico: regole smart per la costruzione di un pasto bilanciato

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A determinare la percezione della qualità della pausa pranzo vi sono principalmente tre fattori:

  • Lo spazio
  • Il tempo
  • La piacevolezza del momento
 
 

Tuttavia, l’errore che ancora molti lavoratori compiono è quello di dare meno importanza al pasto durante le ore di lavoro, accontentandosi di consumarlo in spazi scomodi, alla scrivania o al volo in una tavola calda, a sfavore non solo di cattive abitudini alimentari ma anche di un peggior rendimento lavorativo. 

Oggi in Italia il tempo dedicato mediamente al lunch break è di soli 30/40 minuti; meno della metà delle persone riesce a tornare a casa, mentre il 43% mangia in ufficio almeno 2 o 3 volte a settimana e il restante 35% opta per il ristorante aziendale. In accordo con le linee guida italiane, è il pranzo e non la cena a dover essere più abbondante in termini energetici, puntando su ingredienti che siano nutrienti senza per forza appesantire, influendo poi negativamente sulla performance lavorativa.

Per questo motivo, che sia in ufficio, in mensa oppure a casa, è bene considerare alcune regole smart per la costruzione del menu del mezzogiorno:

 
  • almeno metà del piatto dovrebbe essere costituito da frutta o verdura di stagione
  • il 25% da una fonte di carboidrati, quali cereali, pasta, pane, patate
  • il restante 25% da una fonte proteica, a scelta tra pesce, carne, formaggi, legumi e uova
 

Per chi è a casa sarà più semplice rispettare le frequenze di consumo consigliate degli alimenti fonti di proteine, alternandole con la cena e all’interno della settimana; per coloro che consumano il pasto fuori, è possibile prendere nota delle frequenze con un planning da tenere sulla scrivania. Questo schema può essere facilmente applicato e adattato anche alla cena, variando ogni giorno le ricette secondo disponibilità e stagione.