
L’intelligenza artificiale è ormai una presenza stabile nelle aziende. Il punto non è più adottarla, ma integrarla davvero nei processi decisionali, dove può fare la differenza.
Molte aziende hanno già iniziato a esplorare le potenzialità dell’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane: dalla creazione di contenuti all’analisi dei dati, fino a piccoli automatismi nei diversi reparti.
Senza obiettivi chiari e una strategia definita, però, l’AI rischia di rimanere un assistente occasionale, utile per svolgere singole attività ma con un impatto limitato sull’organizzazione aziendale. Il vero cambiamento arriva quando gli strumenti vengono inseriti in modo coerente nei processi, collegati alle responsabilità delle persone e valutati in base ai risultati ottenuti.
La quantità di applicazioni utilizzate conta meno della capacità di scegliere quelle adatte alle esigenze dell’impresa e di integrarle nel lavoro quotidiano. È in questo passaggio che l’intelligenza artificiale può contribuire a ridurre i tempi operativi, migliorare la qualità del lavoro e supportare le scelte aziendali.
L’introduzione di nuovi strumenti richiede competenze che permettano alle persone di utilizzarli con consapevolezza, verificare gli output e riconoscere i limiti delle soluzioni adottate.
La formazione aiuta imprese e lavoratori a comprendere quali attività possono essere affidate all’AI, come formulare richieste efficaci e quali controlli mantenere durante il processo. Permette inoltre di collegare la tecnologia agli obiettivi aziendali, evitando che il suo utilizzo dipenda esclusivamente dall’iniziativa dei singoli.
Investire sulle competenze significa preparare l’organizzazione a gestire il cambiamento, aggiornare ruoli e procedure e valutare gli effetti dell’AI sul lavoro. In questo modo gli strumenti digitali diventano una risorsa concreta per migliorare le prestazioni e rafforzare la capacità dell’impresa di competere sul mercato.
Di questi temi abbiamo discusso il 24 febbraio 2026 a Faventia Sales, a Faenza, durante il seminario MATCH POINT “Strategia, non emergenza: quando l’AI entra nelle decisioni d’impresa”.
L’incontro è stato organizzato da FORMart in collaborazione con Confartigianato Imprese Ravenna, Clust-ER Innovate e Clust-ER Meccatronica e Motoristica.
Imprenditori, manager e professionisti si sono confrontati sulle modalità con cui introdurre l’intelligenza artificiale nelle imprese, partendo dalle esigenze operative e dagli obiettivi dell’organizzazione. Il seminario ha offerto l’occasione per analizzare opportunità, criticità ed esperienze concrete, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese e al comparto artigiano.
L’incontro MATCH POINT è stato introdotto e moderato da Luca Arcangeli (Clust-ER Innovate), con cui FORMart ha già affrontato il tema dell’adozione dell’AI nelle imprese.
Il primo intervento ha visto protagonista Paolo Manfredi (Confartigianato Nazionale), che ha illustrato i principali trend dell’AI, evidenziando opportunità e criticità per le PMI e le imprese artigiane.
Alessandro Fagioli (Alexide) ha approfondito il ruolo dell’AI nei processi aziendali, evidenziando le possibilità di integrazione operativa.
Nel terzo intervento, Alessandro Larovere (International Construction Machinery Srl) ha presentato un caso concreto di utilizzo dell’AI per risolvere un problema aziendale, raccontando il percorso che ha portato al risultato finale, tra sperimentazione, prompting e ottimizzazione degli output.
La tavola rotonda conclusiva ha ampliato il confronto sugli effetti dell’introduzione dell’AI nelle imprese.
L’Avv. Stefania Calosso (Università di Bologna) ha approfondito gli aspetti legati a privacy e cybersecurity, mentre Elvis Mazzoni di Unveil Consulting (Spin-off dell’Università di Bologna) ha invece analizzato le conseguenze umane e psicologiche dell’adozione dell’AI all’interno delle organizzazioni.
Le domande del pubblico hanno chiuso l’incontro con un confronto sulle difficoltà incontrate dalle imprese e sulle competenze necessarie per integrare l’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano. Dal dibattito è emersa l’esigenza di accompagnare l’adozione tecnologica con formazione, responsabilità definite e una valutazione continua dei risultati.