Alcol: quanto incide sulla prestazione lavorativa e sulla sicurezza?

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Secondo la Legge 125/2001 “in materia di alcol e problemi di alcol correlati”, è fatto divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche o superalcoliche nelle attività lavorative che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro, per la sicurezza, l’incolumità o la salute dei terzi. I dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) parlano chiaro: l’abuso di alcol è il terzo più importante fattore di rischio prevedibile per la salute dopo fumo e ipertensione.

Dal punto di vista lavorativo l’alcol è una delle principali cause di infortunio, il cui rischio aumenta dal 10 al 30% del totale; mentre l’assenteismo cresce di 3-4 volte. Non è da sottovalutare, inoltre, la graduale riduzione delle capacità lavorative, stimata per circa il 15% dopo 7 anni di abuso-dipendenza, 50% dopo 11 anni e 75% dopo 14 anni. Inoltre, l’alcol è in grado di interagire con altre sostanze tossiche con le quali il lavoratore può entrare in contatto durante il lavoro, potenziandone ancora di più gli effetti negativi.

Quando si parla di sicurezza sul lavoro però, bisognerebbe soffermarsi su ogni singola categoria di lavoratori, caratterizzata da orari, routine e tipologia di impegno differente. Nel caso esempio del settore edile, la percentuale dei lavoratori con problemi alcol correlati oscilla tra il 20 e il 30%. In particolare, le attività riconosciute come più a rischio all’interno del settore sono la guida di automezzi di cantiere, le cadute dall’alto, la conduzione di macchinari fissi di cantiere e il rischio elettrico.

Ciò che emerge da questi dati e dagli ultimi studi è sicuramente la necessità di promuovere corretti stili di vita dentro e fuori l’ambiente di lavoro, accompagnando i lavoratori in un percorso finalizzato al cambiamento delle cattive abitudini.